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Mostra di disegni, sculture e foto.
Orvieto, chiesa di San Rocco, 12 - 25 Giugno 2006
Fossili che riemergono sotto nuove forme. Zoccoli, corna e ganasce. Visioni oniriche, ma qui c'è poco spazio per l'immaginazione. Schegge di tufo, ruvide, sature di muffa: sono state nascoste nelle viscere di Orvieto, ma nessuno se ne era accorto prima. Eppure erano lì, sepolte dai secoli, dimenticate. Sotto i vostri piedi, schiacciate dall'oblio. Bastava cercare e le avreste trovate. Si scorge una capra, uno stambecco. Forse un drago.
A portarle alla luce le mani di Leonardo Piras, artista sardo trapiantato sulla rupe da 40 anni. Mani, le sue, che hanno saputo cucire nella pietra anche sirene e folletti. Venti opere in tutto, che in questi giorni è possibile ammirare nella chiesa di San Rocco a piazza del Popolo.
Una mostra completamente gratuita, questa, che scava nell'inconscio del visitatore e ne fa riemergere immagini primordiali. Bestie mitologiche che prendono forma quasi per magia. Ricordi sopiti nell'inconscio collettivo e che Piras, visionario scultore con un passato da muratore, ha saputo riconoscere, ancora intatti. Incubi e sogni fantastici, i suoi, che si fondono insieme in un vortice di emozioni. Immobili e dinamici allo stesso tempo. Un viaggio suggestivo quanto inquietante. Un'opera, una tappa: fino alla sublimazione totale della materia. Il tufo, appunto. Che sotto la pressione dello scalpello si trasforma in schizzi di energia. Ad ogni colpo un'emozione, una ferita, un odore, un eco. Basta ascoltare.